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domenica 9 agosto 2015

Sogno di una notte di metà autunno

Sogno di una notte di metà autunno
Marco Ripà - 09/08/2015

Il mio ex professore di filosofia mi annuncia che sta per essere pubblicato “Il più grande Bignami di tutti i tempi”, un’opera colossale in un unico tomo sulle scienze e la storia, permettendomi di scorrere al PC alcune pagine del manoscritto.
Mi ritrovo a vivere, in terza persona, una vicenda che si svolge in un locale inglese. C’è la musica alta. Mi faccio i fatti miei, però la voce narrante mi informa che le persone sbronze che crollano lì vengono deportate e uccise dal regime totalitario vigente.
Il principe equino, un giovane alto con un grosso naso adunco, mi sembra inizialmente solo un po’ ubriaco, ma presto scopro che sta morendo in virtù delle sue precedenti peripezie. Così egli chiede che gli vengano recitati dei versi di Shakespeare, tende la mano per farsi consegnare un manufatto magico (una banale palla di vetro con la neve finta) e lo capovolge. Muore coricato sul divano e si dissolve in una pioggia di scintille.
Il tempo si dilata e i protagonisti, i nuovi eroi, sanno già (per osmosi di pensiero) che possono contare su meno di un minuto di tempo nel nostro universo, corrispondente ad alcune settimane da loro, per vivere nel mondo del principe equino *.
Altre due realtà si fondono: essi possono sia vivere ciò che è nel cervello del principe (i ricordi – quasi tutti – ci sono ancora) che uscire nel mondo (irreale per noi, ma che era reale per il principe).
Prende così avvio un’avventura fantasy ambientata in quel cosmo, finita la quale i nuovi eroi piomberanno circa un minuto dopo “qui”.
Quando la minaccia arriverà nel nostro mondo (per mezzo di un espediente simile, gli abitanti di “lì” sfrutteranno la morte indotta di uno degli eroi del “qui” che si spegne “di là”), la storia proseguirà da noi, però i buoni potranno contare sull’indubbio vantaggio di conoscere tutta (o quasi) la precedente storia dell’eroico principe equino!

Il finale ha come sottofondo una musichetta ammiccante che fa: “Ta-da-da-dà, i unz i unz… ta-da-da-da-dà, i unz i unz”; si ripete ciclicamente almeno tre volte salendo di intensità. Lo sguardo di uno dei nuovi eroi che ha l’aria di aver compreso il peso del fardello che grava sulle sue spalle (o forse ciò che lo aspetta in analogia al crudele destino del possessore dei ricordi) mi sveglia, anche grazie alla musichetta che ormai ha raggiunto un volume notevole.

L’impalpabile manto onirico che ammanta il raziocino e ottenebra ciclicamente il superfluo scorre via, come se una mano della stessa sostanza l’afferrasse in un punto imprecisato per sollevarlo con decisione. Sotto più strati di torpore ecco levarsi infine il grande Tommasi Verricelli, quello vero: colui che ha ereditato l’ingombrante fardello di Mr. 1729.
Scrollatosi di dosso il “cuscino silenzioso” inizia a guardarsi intorno, alla ricerca di una ragione seria per alzarsi. Anche il guanciale antirumore è una sua invenzione bizzarra: consta di una parte centrale in tutto e per tutto simile a un normale cuscino, ma è munito di due lembi laterali aggiuntivi che possono ripiegarsi attorno alla guancia dell’insonne al fine di proteggerlo dai rumori e dalla mancanza del grembo materno.
A fare il paio, agganciata alla struttura del letto, c’è anche una speciale borraccia con cannula per bere senza dover accendere la luce; essa sfrutta la differenza di altezza fra il contenitore (borraccia) e la posizione della testa. Afferrando al buio la cannula e portandosela alla bocca, l’acqua inizia a scorrere grazie alla pressione, mentre il flusso cessa se la si alza di pochi centimetri appena.
La sveglia è ancora più particolare, poiché può comunicare l’orario senza che si debbano sollevare le palpebre o scostare il cuscino silenzioso, giacché è sufficiente passarci sopra una mano per sentire con i polpastrelli che ora è.

Non trovando motivi validi per fare colazione prima di mezzogiorno, Tommaso cerca di rituffarsi nell’universo fantastico a cui è appena sfuggito, speranzoso che il minuto a sua disposizione non sia ancora trascorso per intero.
D’un tratto la consapevolezza della verità lo fa vacillare. Ora che può ragionare come si deve realizza di conoscere assai bene il nome della vittima fra i nuovi eroi. Si leva dunque in piedi, pronto a rimediare all’errore e a fare di tutto per contrastare la minaccia incombente.

Giovedì 01/11/2019


* Probabilmente ciò è causato dalle reti neurali del cervello che lasciano tracce nei secondi successivi al decesso de facto e che vengono potenziate e catturate dal potere del manufatto attivato.

martedì 16 giugno 2015

E' davvero morto Jon Snow? Tutte le anticipazioni del Trono di Spade!

Si è appena conclusa la 5a stagione della fortunata serie TV "Il Trono di Spade", tratta dai romanzi di George R.R. Martin e molti fan si stanno ora chiedendo cosa ne sarà di Jon Snow (dopo essere stato trafitto a ripetizione dai confratelli) e degli altri protagonisti. Ecco qui di seguito le risposte che cercate, utilizzando i tanti indizi disseminati della serie TV e nei libri:

- Jon Snow è morto? Tecnicamente sì, sul fatto che abbia perso la vita non ci sono dubbi, però... però il personaggio di Jon non morirà. Di questo potete essere certi al 100%.

1) Jon è un metamorfo come gli altri Stark (Bran, Arya - anche se non si vede ancora nella serie TV, lei è in grado di vedere attraverso gli occhi di un gatto dopo aver perso la vista) e invoca "Ghost" prima di spirare. Jon è sicuramente metà Stark (lo provano anche i suoi lineamenti); su chi sia la madre di Jon la questione è aperta, ma questa sottotrama in itinere depone ancora di più a favore della sopravvivenza di Jon nella saga: qualora morisse la questione della sua famiglia perderebbe d'importanza. Potrebbe non essere figlio di Ned, bensì di sua sorella Lyanna e avere sangue Targaryen... tuttavia questa è un'altra storia (e depone nuovamente a favore del redivivo Jon). Reminder: "Tu non hai il mio nome, ma hai il mio sangue", disse Ned a Jon prima che quest'ultimo partisse e Lyanna era sua sorella, mentre Ned non era certo come Robert.

2) Melisandre, sacerdotessa rossa, lascia Stannis al suo destino (infausto) e si reca alla Barriera per Jon; su questo non ci sono dubbi. Potrebbe avere bisogno del suo sangue reale (per il quale ha manifestato interesse in passato), notate che parlo di sangue "reale", non di Lord!
Come Thoros di Myr, anche Melisandre può riportare in vita i morti e un sacrificio importante non del tutto ripagato l'ha già compiuto (la figlia di Stannis)... ora tocca a Jon.

3) La trama della Barriera è la spina dorsale di quella di GoT, non può essere delegata a uno dei tanti POV (Sam è andato via), chi rimarrebbe a narrare le sorti dei Night Watchers?
Il Lord degli Estranei sembra avere un conto aperto con Jon e lo "punta" con interesse assoluto: non permetterà certo che il suo corpo si consumi su una pira all'inizio della sesta stagione (nel caso venisse realmente dato alla fiamme si rivelerebbe avere sangue Targaryen - in ogni caso non si consumerebbe)!

4) Profezie ed eredità. Melisandre chiede un segno a R'hllor su chi sia il predestinato a salvare il mondo e il suo dio le mostra della neve cadere (snow). Più chiaro di così... Jon è una/la reincarnazione di colui che sconfisse gli Estranei migliaia di anni prima della storia, ne possiede anche la spada infuocata: il leggendario Azor Ahai e sappiamo per certo che quest'ultimo dovrà discendere in modo diretto dai Targaryen (figlio di Rhaegar e Lyanna).
Jon è il ghiaccio, Daenerys il fuoco (A Song of Ice and Fire) e dal loro incontro non potrà che scaturire la primavera (A Dream of Spring).

4bis) Essendo stato nominato nell'ultimo episodio della quinta stagione, possiamo star sicuri che rivedremo presto lo "zio Benjen", qualsiasi forma possa aver assunto dopo la sua scomparsa.

5) Jon non sarebbe certo il primo Stark ad essere riportato in vita da un sacerdote rosso (cfr. Lady Stoneheart), ma soprattutto è un predestinato: "Kill the boy" disse Maestro Aemon, il quale nei libri aggiunge che Stannis non possiede la spada infuocata del salvatore, pur avendone una luminosa. Il salvatore del mondo forgiò la propria spada sacrificando la donna amata, come ha fatto Jon (che una lama antica e leggendaria l'aveva già).

Ora il ragazzo è morto: chi sorgerà al suo posto?

- Chi morirà per certo nelle prossime stagioni? Su alcuni nomi siamo sicuri grazie alle profezie inequivoche dei libri: Myrcella è defunta, toccherà quindi a re Tommen e poi a sua madre (Cercei), uccisa da un suo "fratellino". Su chi sia si potrebbe cadere in errore e pensare a Tyrion, ma si tratterà al 100% del suo amante Jaime (che la strangolerà come ha fatto Tyrion con la propria - uno dei tanti trabocchetti della serie per indurci a credere si tratterà di Tyrion)!
Jaime ha più motivi di chiunque per liberarsi di Cercei che dopo l'umiliazione della Walk of Shame si vendicherà in modo terribile sulla popolazione di King's Landing. Jaime scoprirà il suo tradimento con il "cugino" Lannister (che cugino in verità non è) e dopo la morte di Tommen la profezia del "fratellino" si compirà.

- Cercei, Jaime e Tyrion Lannister? Io dico invece Cersei e Jaime Targaryen (figli del "Re folle") e Tyrion Lannister, unico figlio biologico di Tywin (un "mostro" che egli non vuole riconoscere come tale neppure in punto di morte). Jaime e l'amato fratellino sono ora accomunati dall'aver commesso parricidio (poi lo saranno anche per lo strangolamento delle rispettive amanti); Jaime e Cercei, come tutti i Targaryen, sono inclini al mantenere puro il sangue tramite incesto: infatti uno dei loro figli ha centrato il lato "folle" della monetina lanciata dal fato al compiersi di tali eventi. Così nacque Joffrey!
Brienne, alla luce di ciò, potrà continuare ad assolvere il suo "comodo compito" di legatura della trama ancora a lungo.

- Chi potrebbe essere ancora in vita? Certamente la Montagna è più viva che morta, seppur a modo suo. Suo fratello non è probabilmente morto, ma di cosa ne sia stato di lui non è dato sapere: vedo probabile uno scontro finale, molto cruento, fra i due Clegane. Sansa è viva e si è salvata dallo spaventoso salto dalle mura di Grande Inverno, sul fatto che Reek stia altrettanto bene non ci metterei la mano sul fuoco. Stannis probabilmente è stato ucciso da Brienne; in ogni caso ormai fa davvero poca differenza.
Myrcella è morta e 2/3 della profezia ai danni di Cercei si sono compiuti: ora è il momento della guerra con Dorne e per il principe Trystane Martell la vedo assai grigia.
Il destino degli uomini si regge dunque su tre piloni, tre teste e tre draghi: Daenerys, Jon e Tyrion, con vari "cattivi" a fare da contrappunto (Ditocorto, i Bolton, gli uomini di ferro, gli Estranei - e Jon?).


- Chi è Azor Ahai, salvatore del mondo? Sappiamo che egli avrà 3 "identità" distinte, tutte che calzano a pennello con gli indizi dati da Martin (come già accennato), su due di esse sono convinto e mi sento di sbilanciarmi alla grande: Daenerys e Jon. Per la terza testa propenderei tutta la vita per un "Lannister" che si rivelerà poi non essere figlio di Tywin e qui i casi sono due... o Tyrion o Jaime. Se è Tyrion allora avrò sbagliato la teoria di cui sopra, ma neppure di molto (e lo darei al 50%), mentre Jaime avrebbe dalla sua la certezza di adempiere al sacrificio della donna amata, consapevoli che strangolerà Cercei a tempo debito. Insomma, sul legame di sangue con i Targaryen siamo pari sia per Jaime che per Tyrion, sul sacrificio della donna amata anche. Tyrion potrebbe avere dalla sua la Battaglia delle acque nere che gli conferisce sale e fumo, ma ha degli handicap non trascurabili, essendo intelligente e "strategico" come Tywin. D'altra parte Sir Jaime potrebbe tranquillamente piangere (e far piangere) Cercei mentre la strangola e ciò potrebbe essere ben contestualizzato in un qualche scenario infuocato (Approdo del Re che brucia?). Anche Tywin gli chiese di diventare il condottiero che sarebbe dovuto essere, per cui sono davvero indeciso... Se il "ghiaccio" e il "fuoco" sono andati, resta la "canzone". Che sia quella auspicata da Bronn alla vigilia del secondo processo per combattimento di Tyrion o quella che Jaime sogna possa essere un giorno canatata sulle sue gesta?

domenica 18 gennaio 2015

Il colpo perfetto

Il Bignami dell'autodifesa



Introduzione e spiegazione dei colpi come li intendo io (non sono un maestro o un super-esperto, solo un modesto appassionato):

https://www.youtube.com/watch?v=OjMk2b-z9Pg


Analisi dettagliata, con Tracker, colpo per colpo (+ intro sui pugni a catena all'aumentare della velocità/frequenza, da 5 colpi al secondo a 9.6 p/s):

https://www.youtube.com/watch?v=PUaMK2PnOaY


Ecco perché io diffiderei sempre dai corsi che propongono tecniche di autodifesa passiva, fondati sull'intercettazione volontaria dei più rapidi (e pericolosi) colpi di braccia.




Specifiche tecniche


I numeri sono quelli di cui sopra. Tutti dati relativi ai pugni e ai calci sono stati tratti da filmati a 240 fps, prendendo come riferimento sia l'altezza a piedi uniti che la distanza punto più alto della rotula/arco plantare in zenkutsudachi a distanza costante, uniche eccezione haito e shuto uchi che sono stati filmati a 120 fps.

sabato 6 dicembre 2014

"Karatekata"



Da circa due mesi ho ricominciato a praticare karate (stile Wado-Ryu), ma non in un maleodorante dojo sotto la guida di un qualche panzuto e attempato maestro n-esimo dan, bensì nella calda intimità domestica.

Lo spazio è angusto, il pavimento non ideale per i salti... però mi ci trovo bene.
Grazie a internet ormai c'è la possibilità di seguire stage e seminari gratis, al limite spendendo qualche secondo in più per via della pubblicità.

Come risultato, ai kata che già conoscevo, ne sto aggiungendo alcuni nuovi: Kihon Kata, Rohai, Jitte e in futuro conto di riprendere anche Bassai.

Non essendoci nessuno a dirmi "non fare questo o quello", posso adattarli alle mie esigenze, così come le altre tecniche libere... il risultato può essere qualcosa di non pulitissimo da un punto di vista estetico, ma decisamente esplosivo. Ad esempio ecco un video comparativo di due versioni del kata Naihanchi (Shodan):

https://www.youtube.com/watch?v=zr1Mbok3e0s&list=UUxWWX3yawmcJYuxMgZ0CWxg

Ecco qui invece lo stesso kata praticato da un maestro in modo più pulito e misurato... voi quale interpretazione preferite?

https://www.youtube.com/watch?v=6unwZN0DPdU

giovedì 17 luglio 2014

Qual è la velocità media di un pugno?

Sferrare pugni è istintivo. Rivolgere la propria forza fisica verso un proprio simile è un concetto becero e deprecabile... forse potrebbe convenire ricorrere alla fuga anche qualora una reazione violenta sembri garantire migliori possibilità di scamparla. Forse non essere affatto preparati a reagire potrebbe offrire vantaggi in una società (più o meno) civile rispetto all'assimilazione di schemi motori atti alla difesa fisica.

La mia riflessione finale è la seguente: conviene essere preparati a uno scontro fisico o è meglio non esserlo affinché si possa fare di tutto, ma veramente di tutto, per evitarlo? Un cervello condizionato a reagire, in generale, non potrebbe forse essere d'intralcio in una società (più o meno) civile?

Da ex praticante di arti marziali, karate, boxe e difesa personale, mi sono concesso un allenamento aerobico con pugni e calci, con lo scopo collaterale di misurare la velocità del mio cross (diretto sferrato con l'arto corrispondente alla gamba arretrata) a quasi 30 anni, dopo 11 di allenamento con i soli sovraccarichi.

I risultati sono stati piuttosto sorprendenti. Ecco di seguito i miei dati riferiti al primo cross sferrato:
Time: 0.08 s (4.83-4.75);
Distance from the first to the last frame: 0.82-0.85 m;
Speed: 36.9-38.25 km/h (the average speed of a punch is about 16.7 km/h http://www.makoto.it/ss_template.php?pagina=club&id_nav=16);
Maximum speed (4:78 to 4:83): (0.55/0.05)*3.6≈39.6 km/h (the distance is about 55 cm);
Bench press 1RM: about 150 kg (my record was 154.3 kg, you can see a 150 kg bench press here http://www.youtube.com/watch?v=Lou6BFrR29Y);
Bodyweight: about 80 kg;
Height: 181 cm (with very long arms and legs).


Insomma, mentre il pugno "tipo" di un esperto karateka viaggia a una velocità media di 16.7 km/h, il mio miglior cross si attesta tra gli 8.5 e i 10.3 m/s, ovvero fra i 31 e i 37 km/h.
Guardare per credere (per un confronto, il cross di Muhammad Ali viaggiava a 10.5 m/s - era però un peso massimo, con guantoni da boxe e doveva sostenere molte riprese contro avversari professionisti...).

Qui di seguito potete osservare quattro frame di un filmato a 40 fps, fra il primo e l'ultimo fotogramma passano appena 8 centesimi di secondo e la macchia sfocata larga almeno 25 cm conferma la velocità istantanea di oltre 36 km/m ((0.25/0.025)*3.6):



Ecco dunque una parte del mio allenamento (sullo sfondo scorre una partita del Brasile del recente mondiale FIFA):

https://www.youtube.com/watch?v=zAoUeBRxPPY&feature=youtu.be

Analizzando anche i cross che si vedono alla fine (canottiera celeste), posso dunque concludere che i colpi migliori viaggiano a una velocità media di 8.5-10.3 metri al secondo (con traiettoria verso l'alto!) e, a circa 25 cm dal corpo, per una trentina di cm almeno, superano nettamente i 40 km/h (ho stimato punte di 43 km/h). Per riuscire a sfruttare una simile potenza, bisognerebbe colpire una decina di cm prima della completa estensione dell'arto (quindi con l'idea di "trapassare" il bersaglio) e la forza d'impatto è stimabile tra i 280 e i 330 kg, con una superficie impattante (seiken) che nel mio caso è approssimabile in 3 cm^2.
Saremmo dunque intorno ai 100 kg per cm^2 (la resistenza media che oppone il collo prima di rompersi è 90 kg).

Morale della storia: fare a pugni può essere pericolosissimo, per chiunque... specie se si tratta di persone preparate.
Si tratta di un istinto atavico, ma demenziale... la mente deve sapersi elevare al di sopra delle pulsioni primordiali, anche di fronte a soggetti non razionali o prevaricatori. In caso di colluttazione inevitabile, sferrare un singolo cross può causare danni devastanti e, in tutta franchezza, non so proprio quanto ne possa valere la pena se l'alternativa della fuga non è del tutto preclusa. Evitare, evitare, evitare... non c'è nulla da vincere, si può solo perdere e nessuno può predire "quanto"!

Per ulteriori video sull'argomento: http://www.spiqrsociety.com/apps/videos/

lunedì 2 giugno 2014

Massimo punteggio possibile a 2048 (2048: maximum score achievable)

Se vi dico 2048, cosa vi viene in mente?

Davvero? Dunque, anche voi l’avete già provato e magari sul vostro cellulare è installata l’App del gioco originale…

Sia che siate riusciti a ottenere la famigerata “tile” da 2048, sia che ancora ci stiate provando, una domanda di certo ve la sarete posta almeno una volta: “Qual’è il massimo punteggio ottenibile in questo gioco?”

Premesso che la tile più grande che può essere formata, con riferimento alla classica configurazione 4x4 del gioco, è 2^17=131072 e che questo risulta possibile solo nel 10% delle “partite perfette giocate” (giacché nove volte su dieci comparirà un “2” e nei restanti casi un “4”), andiamo ad analizzare come vengono determinati i punteggi.
- Combinando due tile da 2 tra loro si segnano quattro punti, combinandone due da 4 se ne ottengono 12 e combinandone due da 8 si aggiungono 48 punti al punteggio totale. La regola è pertanto che, combinando fra loro due tile di valore 2^(k-1) (ed ottenendo una tile da 2^k), si ricevono (k-1)*2^k punti.
- Si inizia il gioco con 2 tile (entrambe da 2, ambedue da 4 o una da 2 e una da 4) sulla board e contano, per lo score, solo le tile che si combinano fra loro.
- Se non vengono commessi errori e si riesce ad arrivare fino in fondo al gioco, ma non si ha la fortuna di avere un 4 (anziché un 2) al momento opportuno, la partita termina senza riuscire a comporre la tile da 131072 e ci si ferma alla configurazione illustrata nel diagramma sottostante:



Figura 1. Configurazione finale nel 90% delle partite perfette.

- Se invece capita di ottenere un 4 al posto del 2 della Figura 1, si può procedere combinando (a cascata) le tile da 4 per formarne una da 8, quelle da 8 per ottenerne un’altra da 16 e così via, fino alle due da 65536… in modo da formare la tile da 131072, la massima possibile in questo gioco.

Quale sarà punteggio finale se apparirà un 2 e la partita perfetta terminerà con una tile massima da 2^16=65536?
Come molto spesso accade in matematica, la risposta è… “dipende”!
Dipende, perché non sappiamo quanti “quattro” sono apparsi sulla board… possiamo solo calcolare un valore massimo, uno minimo e uno atteso. Sapendo che le tile combinate fra loro a questo punto del gioco sono state circa 131068/2.2=59576.364, e che il massimo punteggio possibile (nell’ipotesi che siano comparsi solo “2” sulla scacchiera, senza mai un “4” – tranne quello che pone fine alla partita) è 4+16+48+128+320+768+1792+4096+9216+20480+45056+98304+212992+458752+983040=1835012, si può facilmente stimare il valore atteso (considerando una media di un “4” sulla board ogni nove “2” random):


Valore atteso (massimo punteggio ottenibile, con partita perfetta, nel 90% dei casi)=1835012-(59576.364/10)*4≈1811181.45-->[1811180, 1811184].
Questo è lo score più probabile nel 90% delle partite perfette giocabili, con probabilità decrescenti man mano che ci si allontana da tale risultato. In ogni caso, tutti i punteggi saranno compresi fra 1835012-131068/4*4=1703944 (probabilità infinitesima, pari a 0.1^32766*0.9=9*10^(-32767) delle partite perfette giocabili) e il massimo di 1835012 punti.

Se invece, al momento propizio, appare un “4” e possiamo chiudere la catena, culminante nell’unione delle due tile da 2^16, potremo procedere nel gioco. Immaginando che questo raro evento possa ripetersi per 15 volte consecutive (una volta ogni milione di miliardi di partite perfette accadrà!), ci troveremo nella condizione seguente:


Figura 2. Miglior configurazione finale possibile nel gioco 2048 originale.

In questo caso, dopo 131052 mosse e 131053 tile effettive combinate (l’ultima, che sia un “2” o un “4”, è assolutamente ininfluente), il gioco si concluderà e il nostro punteggio più plausibile sarà prossimo a 3932160-((((262136-60)/2.2)/10)+15)*4≈3884449.82-->[3884448, 3884452] (e comunque non inferiore a 3670024); tuttavia, con probabilità 0.1^15*0.9^(131053-15)≈1.0714*10^(-6009)%, si otterrà il massimo possibile teorico di questo gioco: 3932100 punti!
Infatti, sum(n=3,17)[(n-1)*2^n]-4*15=16*(2^17)+1835012-4-4*15=3932100 (essendo impossibile ottenere i quattro punti derivanti dalla combinazione di due tile base [2]+[2]-->[4] dopo che la tile massima da 131072 è stata formata e tale situazione si deve ripetere 15 volte in tutto prima di giungere alla configurazione illustrata in Figura 2).


Immaginando di effettuare (in media) una mossa al secondo, giocando in modo perfetto ed avendo una fortuna indicibile (una probabilità su 1.0714*10^6011), dovremmo insistere per 131051 secondi prima di raggiungere il massimo punteggio teorico e per 131052 prima di terminare la partita… oltre un giorno e mezzo: 36 ore, 24 minuti e 12 secondi.


giovedì 8 maggio 2014

Diario di un’agnostica (Marco Ripà)

Diario di un’agnostica - In bilico tra rivelazione, paradossi e supercazzole (Marco Ripà, 07/05/2014)

E’ molto angosciante sedere su una SG e pensare di essere in movimento, come su una nuvola di VA. In effetti non tutti i GO, a tutti i livelli di CS, permettono di scalare certi stadi della coscienza e di svelare al contempo idiosincrasie per i DSM.
Suvvia, pensateci bene, non è assurdo pretendere che un vivente con percezione di sé reputi “assennato” proiettare la sua concretezza ontologica negli altri? “Esisto io”, senza scomodare il “Cogito” di Cartesio, è tutto ciò che si può porre sul piano della quotidianità, gettare con irrazionale consapevolezza sul bizzarro piatto della vita. "Derealizzazione" la chiamano certi omini col camice bianco; già che ci siete, conditela pure con un pizzico di depersonalizzazione e una punta di dissociazione da sé… ma sé, me, è tutto ciò che sono, giacché voi non siete se io non vi tengo accesi: il mondo esterno, fenomenico che sia, è comunque necessario, in quanto io, per agire, devo per forza avere un amBienTe, MoNDo, UNIVERSO più ampio nel quale muovermi, prendere coscienza di me e dunque esistere.

Ciò che mi è esterno c’è per garantire la mia esistenza, posta sullo stesso piano del reale solo perché, finché vivo, la routine lo impone… leggi come quelle fisiche, quelle degli uomini. Non vi sono differenze sostanziali fra un essere umano a me estraneo e un salmone che lotta contro la corrente, se non nella forza, nonché nella complessità, delle dinamiche che governano il suo movimento.

Ora che amo un mio dissimile, sorge il tragico paradosso: per legittimare costui gli ho chiesto un figlio. Solo il mio pargolo potrà (forse) sciogliere il nodo e rendere suo padre vero quanto me. In verità, potrebbe sempre essere tutta una proiezione sul maxi-schermo che ho dinanzi, ma per una volta, avvertendo il suo peso in grembo e osservando il mio ventre ingrossato, voglio fidarmi.

Quando nascerà, sarà lui a cercare un’altra sagoma di cartone per scoprire se stesso… così il grande inganno continua a perpetrarsi (pur senza espandersi nella contenuto), autoalimentandosi da sempre.

MR