Qualche giorno fa tutta la famiglia si è insolitamente ritrovata a pranzare assieme. Mia madre inizia a raccontare di una sua conoscente la quale ha un figlio incredibilmente precoce, dotato di una sensibilità eccezionale e che tuttavia ha avuto problemi a scuola, soprattutto legati ai rapporti con i compagni e con le maestre.
Non ho potuto fare a meno di riconoscermi, almeno parzialmente, nella descrizione e quindi ci siamo ritrovati a discutere di un argomento controverso: “Come mai i bambini troppo intelligenti spesso detestano la scuola o incontrano serie difficoltà nel terminare un percorso di studio”.
Evito di entrare nel merito delle varie posizioni perorate dai singoli membri della famiglia, ma alla fine sembra sia riuscito a spuntarla io, portando tutti gli interlocutori sulla mia sponda: personalmente (glissando sulla pigrizia proverbiale che mi ha contraddistinto fin dai primi mesi di vita) attribuisco i problemi scolastici in cui sono incorso al mio carattere davvero particolare e per certi versi spigoloso. Il profitto non ne ha risentito troppo, ma ad un certo punto della mia vita ho gridato interiormente “basta” e da allora non sono riuscito più a combinare granché con lo studio. Mi sono iniziato a fissare sul fatto che dovevo sempre prendere il massimo dei voti negli esami, studiando però pochissimo (la cosa per la verità non mi è neanche risultata troppo difficile), e mi sono ritrovato a coltivare una pigrizia mentale sempre più marcata. In realtà ho scoperto poi che non si trattava di pura “accidia” (come l’avrebbe definita Petrarca), bensì di una sorta di incompatibilità tra i percorsi scolastici e la mia individualità.
Fin da piccolissimo ho sempre mostrato delle attitudini matematiche molto spiccate: all’età di 5 o 6 anni ero già in grado di risolvere problemi per le scuole medie e così via. Trovavo la scuola incredibilmente noiosa e non riuscivo ad ammazzare il tempo che mi separava dalla campanella e dalla fuga verso la libertà di pensiero.
Frequentando recentemente alcuni fora delle società high IQ di cui faccio parte, ho scoperto che la mia è una storia piuttosto ricorrente in questo humus umano.
Pare che i cosiddetti bambini plus-dotati (o superdotados, per dirla come i latini), non sono solamente contrassegnati da un'intelligenza superiore alla norma, ma anche da aspetti caratteriali particolari. Inoltre non trovano riscontro all’interno della classe, poiché rappresentano una minoranza, non provano interesse per i giochi che calamitano l’interesse dei coetanei ,ecc…il risultato è a volte un ambiente ostile con il quale fare i conti giorno per giorno, in un’esasperante routine quotidiana che mette a dura prova la sopportazione di questi piccoli uomini.
Per come la vedo io, credo che se venissero attivati degli appositi programmi di supporto per loro la società potrebbe trarne un (seppur lievissimo) giovamento. Ad essere sincero, avrei gradito poter coltivare i miei precoci interessi durante la scuola dell’obbligo, ma soprattutto mi sarebbe piaciuto poter condividere quegli anni con dei ragazzini aventi le mie stesse caratteristiche psicologiche.
Non so se sia stata questa la causa scatenante, ma il risultato finale è stato un’avversione profonda (con le dovute eccezioni) verso un mondo che, in teoria, avrei potuto amare.
Per approfondimenti sull'argomento, si veda http://www.spiqrsociety.com/
A parte qualche piccola differenza, mi riconosco nel tuo iter scolastico (le mie erano spiccate predisposizioni artistiche e musicali soprattutto). La solitudine e l'incomprensione di quegli anni sono un triste ricordo che non mi permettono di classificare l'infanzia e l'adolescenza come i periodi migliori della mia vita.
RispondiEliminaCiao Marco,
RispondiEliminami sono imbattuto casualmente nel tuo Blog e sono stato attratto dal titolo di questo post. A grandi linee, condivido le tue riflessioni... però, secondo me, la materia è problematica. I bambini plus - dotati non sono, per cominciare, un gruppo esattamente omogeneo. Inoltre, gli strumenti attualmente disponibili atti a valutare il potenziale cognitivo "generale" sono piuttosto "rozzi", per così dire, senza contare alcuni problemi, emersi dalla ricerca in Neuroscienze e in Neuropsicologia Cognitiva, circa la plausibilità del concetto di "G", inteso come principio generale sotteso ad ogni tipo di prestazione "intellettiva".
In secondo luogo, anche supponendo che le basi teoriche siano solide - cosa comunque non proprio vera -, quale dovrebbe essere il sistema migliore per aiutare i bambini plus - dotati a sviluppare opportunamente il loro potenziale? Classi separate? Programmi speciali? Tu cosa suggeriresti?
Un saluto
Stefano
Ciao Stefano,
RispondiEliminaanch'io condivido abbastanza le tue idee.
Onestamente non penso di essere la persona più indicata per entrare nel merito della misurabilità del fattore G ecc... però a mio avviso non è poi così difficile individuare un bambino "sui generis" dal punto di vista dell'intelligenza, della creatività o che dir si voglia. Alla fine non fanno lo stesso con quelli a cui assegnano l'insegnante di sotegno?
Il sistema migliore...beh, anche qui mi cogli impreparato (sono dovuto andare dal medico, la mia bisnonna aveva mal di gola...poi anche il gatto è sparito XD). Seriamente, io penso che il discorso sia personale e quindi vada declinato sulle varie individualità. Però sono convintissimo che lasciare un bambino del genere "completamente abbandonato" in una classe di ragazzini comuni non sia la scelta più opportuna. Non dico che non debba imparare a socializzare, ma neanche si può pretendere che gli altri non lo vedano come un "diverso". Allora lui o impara a fingere (ovvero reprime la sua indole e le sue inclinazioni naturali) o (di solito) incontrerà difficoltà ulteriori. E' come mettere un bambino tranquillo e riservato in una classe di bulli: difficile che diventi anche lui un prevaricatore, ma è probabile che non ci stia benissimo.
Secondo me l'ordinamento scolastico a stelle e strisce, su questo aspetto, è più avanti del nostro - ci sono dei problemi anche lì comunque -. Forse attivando dei semplici programmi speciali (ad esempio i licei dispongono già di un 15% di ore da gestire in modo autonomo e decentrato) ed educando gli educatori a interagire diversamente con questi casi speciali le cose migliorerebbero.
Anche la possibilità di saltare qualche classe non la vedrei male; quello che è certo (IMHO) è che così non va bene:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/09/04/pop_bimbo_plusdotato.shtml
Marco
P.S.
Dai un'occhiata anche alla parte2 ;)
Ciao Marco,
RispondiEliminaanch'io mi ritrovo molto nella descrizione: da piccola (dai 3 fino ai 7 anni) mi dilettavo nel distruggere giocattoli meccanici per capire come erano fatti e mi piaceva molto anche scoprire nuove "formule chimiche" (mischiavo qualunque prodotto a portata di bambino che si trovava in casa), le mescevo con cura all'interno di piccoli tappi e poi aspettavo anche giorni prima di vedere cosa avevo combinato (il più delle volte erano solo tanti miscugli che non reagivano affatto tra di loro; restavano lì, "sospesi"). Verso gli 8/9 anni poi mio padre (non so per quale motivo) si divertiva a farmi risolvere problemi di geometria (cominciando da problemi semplicissimi [come ad esempio l'area e il perimetro di un rettangolo] fino a problemi un po' più complessi [calcolare l'area di un quadrato sapendo che uno dei lati del triangolo isoscele al suo interno equivale a tot] e così via) e mi divertivo un sacco. Ovviamente anch'io ho avuto non pochi problemi ad inserirmi a scuola, soprattutto alle superiori... Purtroppo la scuola riconosce i bambini/ragazzi poco dotati, emarginando completamente quelli plus-dotati, forse perché gli insegnanti si aspettano che questi individui (essendo molto intelligenti) se li risolvano da soli i problemi; questo atteggiamento da parte di molti educatori lo trovo davvero deprimente e deprecabile, ma purtroppo è quello che accade. Un bacione grande.
Mara
Ciao Mara,
RispondiEliminaPurtroppo lo status quo è quello da te descritto...
Qui puoi trovare una mia presentazione che ho discusso a una conferenza internazionale sulla plusdotazione e il talento l'anno scorso (ero l'unico italiano presente su quasi 5000 partecipanti... penso la dica tutta):
http://www.scribd.com/doc/103170565/Differentiating-Features-of-Gifted-Children-and-Dealing-With-High-IQ-Societies
Nel nostro piccolo, credo sia comunque importante provare a portare alla luce questa situazione... siamo ancora in una fase di ignoranza pressoché totale, prima che di rifiuto tout court :(
Un abbraccio,
Marco
Marco hai ragione!!!! Siamo troppo ignoranti!!!Mio figlio fa calcoli veloci a mente e vuol sapere mille cose.....peccato che a scuola risulti scocciatore.
EliminaIo ho un figlio con q.i.molto alto.Sono insegnante e ,secondo me, é poco capito perché prende alti voti ma si annoia e disturba.La nostra scuola italiana si deve aggiornare e programmare piani personalizzati per tutti: Ognuno in fondo é speciale e diverso!!! E se non emerge va incontro ad una frustrazione
RispondiEliminaMio figlio ha un ottimo profitto ma, si annoia e disturba spesso.Il suo quoziente intellettivo é di molto piú alto della media della sua etá alla scuola primaria.A mio avviso servirebbero piani personalizzati per tutti: In fondo ciascuno é speciale e unico
RispondiEliminaEh, come non quotarti. Hai perfettamente ragione e confermo in pieno il discorso della frustrazione/esasperazione presente e futura :(
RispondiEliminaNon é facile, ho passato molti e molti anni convinto di proiezioni dettate dalla mia mente per addattarsi alla gente comune. I risultati sono stati sempre demotivanti. L'essere incompreso di una intelligenza superiore é stato terribile, la sfortuna di non averlo capito in tempo, essere circondato da persone famigliari o pseudo amici che ti considerano un sacciente e per questo emarginato, la lotta continua a dimostrare che vorresti essere come loro, ma non lo sei, perché tu vedi cose che gli altri non capiscono. Molte volte mi sono sentito pazzo, distruttivo per la psiche di chi mi ha voluto bene perché ho lottatto per farmi capire e quasi sempre incompreso.Sfortunatamente non ho mai incontrato nessuno che mi abbia detto che la mia non era deficenza ma al contrario un intelligenza superiore. Il giorno che mi sono reso conto di ció, facendo per caso test di QI e ottenendo risultati alti per la media e rendondomi conto che faccio parte di una minoranza del genere umano, é stato uno shock. Mi si é accesa una gran voglia di cercare e confrontarmi con quella minoranza uguale a me, per cercare conforto e motivazione. Ho finora trovato molto poco. Non so se queste mie parole verranno viste. Ma me lo auguro. Scrivetemi. Fabver@outlook.it
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